


|
Hanno scritto di lui |
|
2 Luglio 1993 |
|
Rassegna stampa |
|
Missioni |
|
Onorificenze |
|
Incontri importanti |
|
Hanno scritto di lui |



|
M.O.V.M. Cap. Gianfranco Paglia_official site |
|
www.gianfrancopaglia.com |
|
home page |
|
Italiani senza confini (di Federico Guglia) |




|
«Morire per l’Italia? Io, parà in carrozzella, dico che... » Dice di sé: «Sono contento di andare a testa alta in carrozzella». Gianfranco Paglia, tenente della brigata bersaglieri Garibaldi, quel 2 luglio del ‘93 era ufficiale della Folgore. In Somalia i signori della guerra non accettavano d’essere disarmati. E così, contro i nostri militari inviati a Mogadiscio per portare pace, pane e convivenza, si scatenò l’inferno. L’imboscata provocò la morte di tre soldati italiani e il ferimento di ventidue. Da allora Paglia non cammina più. |
|
Ma il senso del dovere e l’amore per la divisa non gli hanno fatto cambiare idee né lavoro. Dunque, è per gente come lui, ed è grazie a gente come lui che la sfilata del 2 giugno è tornata ad avere un senso: esempi al posto della retorica. Da due anni il tenente ha sposato Giovanna, che è di Napoli, come di fatto è diventato anche l’ufficiale, nato a Sesto San Giovanni trent’anni fa. |
|
Perché s‘era arruolato nella Folgore? Venivo da un’esperienza nell’Accademia aeronautica, dove stavo facendo il corso come ufficiale pilota. Ma ne sono uscito dopo aver sbagliato un esame in volo. In precedenza avevo già fatto la leva in Marina. Perciò, l’unica arma che offriva la possibilità di fare l’ufficiale, avendo già alle spalle il servizio militare, era l’Esercito. Ma la passione per il volo, la passione operativa, c’erano sempre. E quindi decisi di affrontare le selezioni per diventare ufficiale paracadutista. Era il ‘92 e avevo ventidue anni. |
|
Avevate un giubbotto anti-proiettile? Avevamo giubbotti anti-schegge. Che vuol dire? Il tenente ride e spiega: «Vuoi dire che non servivano a niente». Se avesse avuto il giubbotto giusto... Stefano Paolicchi, che era degli incursori, aveva il giubbotto antiproiettile ed è morto lo stesso. Dopo l’incidente come si sono comportati i suoi comandanti? Mi hanno sostenuto in pieno e in tutto. Nella sfortuna debbo anche dire che ho avuto l’appoggio completo dello Stato Maggiore, che mi copre tutte le spese di questo mondo. Continuo a fare terapie. Scusi la domanda: lei ha possibilità di tornare a camminare? Se si inventano qualcosa, sì. Io ho una lesione alla cervicale e alla toracica. Ma prima non utilizzavo neanche le mani, che adesso, invece, ho recuperato all’80 per cento. |
|
Che idea s’è fatto degli attacchi di cui fu bersagliata la Folgore, nell’estate del ‘97, per la missione in Somalia? Puro squallore. Hanno cercato di infangare persone che hanno dato tanto e continuano a dare moltissimo alle Forze Armate. Alla fine la commissione fatta dal governo, quindi non certo militare, ha accertato la verità, smascherando le troppe cose non vere che furono dette sul nostro conto. Qual è la sua opinione sul caso del giovane parò Scieri, trovato morto in una caserma? Non riesco a comprendere che cosa possa essere successo. Spero sinceramente che si possa accertare la verità in modo concreto e nel più breve tempo possibile. Le Forze Armate sono oggi le prime ad avere interesse nel debellare — se e dove c’è — il nonnismo. Del resto, lo stanno facendo in pieno. Sarà perché ormai ci sono molti professionisti, sarà perché il livello culturale dei ragazzi negli ultimi anni si è elevato moltissimo (la maggior parte di essi è almeno diplomata), ma la realtà è che rispetto al passato le cose stanno davvero cambiando. Ma le Forze Armate sono oggi valorizzate come meritano oppure no? Un grosso messaggio l’ha dato il presidente Carlo Azeglio Ciampi con la cerimonia del 2 giugno. Sbaglia chi vede la divisa come emblema dell’essere guerrafondai: non è assolutamente così. Noi si va all’estero per cercare di portare la pace. Non è certo colpa nostra se per cercare di raggiungerla bisogna ricorrere alla forza. Immagini che cosa significherebbe andare in Bosnia con le margherite. Si tornerebbe avvolti nel Tricolore. Che cosa si potrebbe o si dovrebbe fare per migliorare il ruolo delle Forze Armate? Alla Difesa stanno facendo molto, cercando di rendere quest’esercito professionista a tutti i costi e nel miglior modo possibile. Passi in avanti non mancano. Purtroppo, quando si continua a tagliare il bilancio, come accade ogni anno, l’impresa di ammodernamento diventa difficile. Ma si sta entrando nella mentalità giusta: oggi tutte le nostre unità operative sono fuori dai confini. E la dimostrazione che le cose sono comunque cambiate. Lei ha partecipato ad altri interventi dopo quello a Mogadiscio? Sì, sono andato in Bosnia nel ‘97 per occuparmi del coordinamento fra militari e civili riguardante le locali elezioni, la convivenza fra le genti e gli aiuti umanitari ai rifugiati. A un figlio suo raccomanderebbe di fare il soldato, visto che in futuro sarò una scelta, e non più un obbligo? Il cuore potrebbe dire di sì, la testa potrebbe dire di no, perché in ogni caso sono sempre pensieri. Io il militare lo intendo in un solo modo: sacrificio. Non ci sono tante maniere di indossare la divisa, ce n’è solo una. Di recente, parlando con giovani ufficiali, ho ripetuto una frase in cui credo molto. Fare il proprio dovere dà l’opportunità di guardare negli occhi chi sta di fronte senza abbassare mai lo sguardo. Io non cammino, ma vado a testa alta, a differenza di chi può correre con le proprie gambe, magari alla ricerca di un angolo dove nascondersi. Si può morire per l’Italia, oggi? Le forze dell’ordine lo fanno tutti i giorni. |
|
E' un giorno molto triste, ma importante, 19 uomini, militari e civili sono stati ammazzati da un gruppo di terroristi una settimana fa ed oggi si sono svolti i funerali di Stato. Non erano nuove le immagini ai miei occhi, 10 anni fa la mia famiglia ed io abbiamo vissuto un episodio simile che per fortuna è terminato nel migliore dei modi, ma ugualmente ci ha tenuti con il fiato sospeso.Oggi era anche lui li a salutare i suoi colleghi . Che forza, che coraggio, ti fan venire la voglia di partire, di esserci, di condividere, ma come potrei , io, così gracilina … anche se in realtà la forza di questi eroi viene solo ed esclusivamente da dentro, dall'anima, perchè ci vuol molto di più di qualche muscolo per portare la Pace. Avrei voglia di scrivere tante belle parole, piene d'amore, ma le sento tutte dentro di me sottovuoto e non riesco ad aprire questo tappo per farle uscire, non so, vorrei trasmetterle ma … non sono rivolte a nessuno, mi riempiono e allo stesso tempo mi angosciano perchè mi sento inoperante, inutile, non so vorrei fare … ma cosa fare, posso solo studiare e decidere con calma il mio futuro. Si è mai detto che una donna può cambiare il mondo? Beh, si dirà, chissà forse sarò proprio io. Quanto è bello sognare, fantasticare, tutti pronti a cambiare il mondo, un giorno in un futuro, mentre oggi i nostri fratelli, muoiono. E' giusto? Cosa è giusto, cosa? Come una canzone ci accompagna in un momento della vita, così questa giornata, ed i sentimenti che ne sono venuti fuori, mi accompagneranno tutta la vita, come sfondo, come colonna sonora, di certi valori, di sacrifici, che non si possono dimenticare e si devono sentire solo come propri, di una comunità, non nazionale ma mondiale che deve e vuole cambiare. Peccato … peccato che spesso gli interessi delle nazioni vanno al di là, al di sopra, ma sarà vero? Beh, questo è quello che molti, alcuni affermano, io sicuramente non ci credo, io credo solo al perchè si sceglie di fare una certa vita, si sceglie di credere nella fede, nella famiglia, nella Pace … e per questo si può anche morire. |
|
Napoli, martedì 18 novembre 2003 |
|
Elena Paglia |
|
Indietro |





|
Memorie Personali |
|
Links |
|
Carissimo Gianfranco, Grazie di essere venuto alla nostra festa in onore del tuo compagno Andrea Millevoi. Ci ha colpito molto il fatto che tu sia venuto a Roma esclusivamente per noi. Facendo la nostra ricerca su Andrea abbiamo conosciuto anche la tua storia e abbiamo subito sentito il desiderio di conoscerti. Per noi sei grande per la enorme forza di volontà che hai dentro di te. In televisione ti avevamo visto un po’ diverso ma con noi ti sei mostrato simpatico, sorridente e semplice. Sei meglio dal vivo! |
|
Roma, 10 giugno 2003 I bambini delle quinte elementari Della scuola “Andrea Millevoi”” |
|
Semplice all’esterno ma grande dentro. Sappiamo che partirai per l’Iraq e ammiriamo il tuo coraggio perché è un posto pericoloso: ancora una volta metterai in secondo piano la tua sicurezza e la tua comodità per essere di aiuto agli altri. Noi bambini di quinta non abbiamo avuto quest’anno l’occasione di intervistarti e il prossimo anno cambieremo scuola. Se tu però verrai a trovare gli alunni della scuola “Andrea Millevoi” saremmo felice di essere presenti. Comunque noi conserveremo sempre come un tesoro il ricordo del nostro incontro, ti saremo accanto con il cuore e quando in futuro ti vedremo ancora (anche in tv!) ti sentiremo nostro amico. Speriamo che anche tu ci terrai in un angolino del tuo cuore! Con tutto il nostro affetto. |
|
La Folgore che cosa ha significato per lei? Un reparto con fortissime motivazioni, costituito da persone che credono in quello che fanno. Un grande valore che veniva, e viene, dato alla parola Patria e alla divisa. Un grosso credo, che è l’opposto dell’esaltazione. |
|
Prima pilota e poi ufficiale dei parà: che differenze ha riscontrato? Nel primo caso si è singolarmente responsabili. Al massimo si risponde anche per il proprio navigatore. Con la Folgore c’è uno spirito di squadra, si comandano militari nei quali bisogna avere fiducia e viceversa. Di fatto s’avverte di più il senso del sacrificio. Sono state due esperienze molto diverse: volare con l’istruttore o portare a fare un’esercitazione i propri uomini. Com‘era la giornata da ufficiale paracadutista? Quando arrivai al reparto 186, a Siena, si era in procinto di partire per la Somalia. Sveglia alle 6.30, ginnastica individuale per tutte le compagnie schierate sul piazzale, doccia, alzabandiera. E poi corse, armeria, ultimi ritocchi per preparare la missione con cura, sapendo che non si andava a fare una passeggiata. Si cercava di inquadrare bene gli uomini. Il pomeriggio tutti in aula per studiare le regole d’ingaggio e prevedere i problemi che si sarebbero potuti incontrare: dalle temperature della zona alle culture delle persone, ai pericoli. Dimentichi per un momento il grave incidente che ha subito: a che cosa pensa quando pensa alla Somalia? Dal punto di vista professionale e sotto il profilo umano è stata un’esperienza importantissima. Penso alla fame, alla disperazione dei somali. Bastava aprire una scatola di biscotti e s’avvicinavano in venti. Per una bottiglia d’acqua i bambini facevano quasi a botte, Per distribuire i viveri bisognava tenere la gente. C’era la ressa per ottenere qualcosa da mangiare. |
|
Il suo compito qual era? Io facevo il servizio Balaad-Mogadiscio e Mogadiscio-Balaad. In sostanza, la sorveglianza di checkpoint, il controllo sistematico delle persone che passavano per evitare degenerazioni improvvise. Oppure la distribuzione del cibo. Oppure, ancora, i rastrellamenti alla ricerca di armi da sequestrare.
Che cosa accadde quel 2 luglio del ‘93? Dopo un rastrellamento che avevamo concluso, eravamo sulla strada del ritorno. Ma siamo stati allertati di nuovo, perché c’era un problema al checkpoint Pasta. Quindi, siamo tornati indietro verso Mogadiscio. Eravamo una quarantina di militari. Dopo aver superato alcune barricate con donne e bambini che lanciavano pietre, hanno cominciato a spararci. Hanno così colpito il carro blindato del soldato Pasquale Baccaro, che è morto, mentre il maresciallo Giampiero Monti è stato ferito gravemente e il soldato Massimiliano Zaniolo ha perso le dita. C’era un altro mezzo, il mio, con feriti dentro, e riuscimmo a portarli via dalla zona. Poi, rientrato nell’area di combattimento, hanno bloccato il mezzo davanti ai mio, dove c’era il sottotenente dei Lancieri di Montebello, Andrea Millevoi, purtroppo morto pure lui. Alla fine mi hanno ferito: una raffica dall’alto.
Ha compreso subito la gravità dell’accaduto? Sì. La paralisi è stata quasi immediata. Lucido io sono rimasto sempre. Mi hanno portato via col mio mezzo. Prima sono stato ricoverato nell’ambulatorio italiano e poi all’ospedale americano, dove mi hanno salvato la vita. Il proiettile aveva leso il polmone e aveva creato un’emorragia interna. Mi hanno asportato una parte del polmone. Dopo un mese e più avevo chiuso con Mogadiscio. Complessivamente, l’Italia è rimasta impegnata per circa due anni e mezzo. |