Voglia di volare

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2 Luglio 1993

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· E’ felice?

“Si. Io, però, sono anche più fortunato di altri. L’Esercito mi tutela. Sono un privilegiato anche dal punto di vista medico. Beneficio di cure e terapia che, invece, dovrebbe essere un diritto di tutti i disabili”.

· Qual è il suo sogno?

“Nessuno in particolare. Si stanno avverando tutti”.

 

La chiamano B.B.

Le iniziali del suo nome, che Barbara Brighetti ha fatto incidere sul suo paracadute. Segno zodiacale Gemelli, nata 36 anni fa a Cremona, l'atleta della squadra Sector è stata la prima donna al mondo a lanciarsi da 10900 metri di altezza. Un record straordinario, realizzato in condizioni ambientali difficili l'11 dicembre del 1993, nei cieli bresciani di Montichiari. Barbara Brighetti racconta le proprie emozioni attraverso il suo sito personale, www.barbarabrighetti.it .

"Ho conosciuto il Tenente Paglia al funerale di Patrick Degajardon. Il lancio in coppia con il paracadute è stato molto emozionante. Ci siamo allenati in gruppo per esaudire il suo desiderio. E' stata un'esperienza unica".

· Paglia, come è nata la sua passione per il volo?

“Non c’è un riferimento temporale ben preciso. Mi  piacevano le forti sensazioni”.

· Aveva paura?

“Sinceramente no. Anche perché, negli anni precedenti, avevo già conseguito il brevetto di pilota. Facevo parte dell’Aeronautica Militare”.

· Cos’è il paracadutismo?

“E’ la bellezza di provare la libertà nel vuoto. Dire bello sarebbe fin troppo banale”.

· Ricorda il suo primo Lancio?

‘Impossibile dimenticarlo. Nel 1993, ad Altopascio, in Toscana”.

· Cosa provò?

“Ero divertito e contento. Ricordo il caos all’interno dell’aereo ed il silenzio nel vuoto. Urlavo e la sensazione di vedere le gambe muoversi nell’area era straordinaria”.

· Si lanciò altre volte?

“In cinque occasioni. I voli servivano per il brevetto militare. Poi, ci fu la Somalia”.

· Cosa ricorda?

“Tutto”.

· Rimpianti?

Nessuno. Perché facevo il mio dovere. Anche oggi farei le stesse cose”.

· A cosa pensò in quei giorni?

“Che ero stato più fortunato d’altri ragazzi che, ora, non ci sono più. Pensavo al mio amico Andrea Millevoi, sottotenente dei Lancieri di Montebello che, quella mattina, pagò con la vita la sua passione per la divisa”.

· Quando le comunicarono la gravità del suo incidente?