Parà in carrozzina torna a volare

M.O.V.M. Cap. Gianfranco Paglia_official site

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2 Luglio 1993

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Un risultato eccezionale se si pensa che la sua diagnosi è per certi versi tremenda: paziente tetraplegico con lesioni a livello cervicale, il responso dei medici. Una paralisi alle gambe e in parte anche agli arti superiori. Ma quella poteva essere una sorta di sentenza inappellabile per lui è certamente una condizione difficile vissuta comunque con la voglia di migliorare, con la tenacia che lo spinge ad alzarsi dalla sedia a rotelle. < In una parola  il motore delle mie giornate è la voglia di vivere - dice il tenente Gianfranco Paglia - >. < Il tenente Paglia è l’esempio di come, con la forza di volontà, la costanza e queste nuove tecniche, si possano diminuire e ridurre handicap fortemente invalidanti – dice il fisioterapista Antonio Rizzetto che fa parte dello staff del centro di neuroriabilitazione – Lui è un caso raro, non ce ne sono tanti con la sua tempra >. Il ten. Paglia si schernisce e riconosce di essere “speciale” in quanto privilegiato. Tra tutti coloro che sono nella mia condizione resto privilegiato, ho le possibilità economiche di sottopormi alle terapie più moderne. L’ insegnamento che ho ricevuto da questa storia?

Nonostante le nostre istituzioni siano continuamente denigrate continuo e continuerò a crederci, per il resto vale  l’impegno di non arrendersi, nel senso di continuare a vivere. Non saranno tutti passi fatti sulle gambe ma la storia del tenente Paglia, che da sei mesi e fino a novembre resterà a Vicenza per continuare la cura, s’ incammina su  un sentiero a < numero chiuso> . Dove anche essere su una sedia a rotelle non paralizza il coraggio di vivere.

<< No, se mi spaventasse non lo farei. Non mi sento neanche particolarmente coraggioso. È semplicemente una cosa che volevo fare da molto tempo>>.

· Cos’è il limite per lei?

<< Non lo so, credo di non aver mai fatto esperienze veramente ai limiti. Ammiro chi le fa perché è sempre alla ricerca di nuove sensazioni, che poi può mettere a disposizione degli altri, aiutando magari la ricerca>>.

· Ritorna spesso con la mente all’incidente?

<< Non c’è notte che non pensi ai mie compagni che laggiù hanno perso la vita>>.

· Dopo la Somalia, lei ha cambiato completamente vita?

<< No, sono ancora nell’esercito. Fisicamente mi sento molto bene. Un paio di anni fa, sono anche stato con la mia Brigata Garibaldi a Sarajevo>>.

· In un’altra situazione, forse lei avrebbe preso parte alla guerra…

<< La guerra l’ho vissuta effettivamente, in un modo molto particolare. La mia brigata è la nel Kosovo. Hanno perso un uomo e non si può spiegare, a chei non fa parte di questo mondo, cosa significhi la morte di un compagno. La perdita di un soldato che era al tuo fianco. Insomma a pensarli la e sapermi qui a Vicenza, non mi fa stare bene. Vorrei essere con loro>>.

In occasione dell’anniversario dell’imboscata del 2 luglio 1993, il tenente riprenderà il paracadute e si lancerà, da quattromila metri , su Cremona, assieme a Barbara Brighetti, che fa parte del team Sector, l’azienda delle imprese No Limits. Doveva esserci anche il re dello sport estremo, Patrick de Gayardon. Ma l’eroe del volo libero l’anno scorso ha perso la vita in un tragico lancio.

· Domani lei rischierà. La preoccupa, o la spaventa, tornare ad indossare un paracadute dopo quattro anni e nelle sue condizioni?

· Ci sono persone, come Christopher Reeve o Ambrogio Fogar, che dopo aver subito terribili incidenti hanno comunque sentito il bisogno di tornare davanti al pubblico: l’uno girando un nuovo film, l’altro con un programma televisivo. Il suo lancio risponde a questo stesso tipo di esigenza?

<< Credo che se uno può farlo, sia una bella cosa. È importante uscire di nuovo in pubblico, continuare a lavorare senza stare chiusi e nascosti: in una parola, dimostrare a se stessi e agli altri che la vita va avanti e che tu ci sei. E che sei vivo>>.

· Ma questo confronto con l’esterno non fa paura?